[Intro]

Rosso sul grigio.
Plastica e metallo.
Una custodia aperta
sopra un tavolo giallo.

[Verse]

Nel locale accanto al vecchio calcolatore
trovo una macchina del colore di un fiore,
troppo acceso per il seminterrato,
troppo viva per sembrare un reperto dimenticato.
Ha polvere sui tasti, ma sa ancora lavorare:
un foglio ingiallito resta stretto nel rullo.
"Cara Anna, domani…" Poi solo il carrello fermo.
Tre parole battute valgono più di un intero schermo.

[Pre-Chorus]

Premo una A, poi una E,
il martelletto sale e ricade da sé.
Niente schermo, niente nube, niente attesa:
ogni lettera lascia una traccia precisa.

[Chorus]

La Valentine rossa non chiede permesso,
sta sopra il tavolo come un punto acceso.
Tasto dopo tasto, il foglio prende voce,
la mano fa fatica, ma il pensiero corre veloce.
La Valentine rossa, oggetto e compagnia,
se una cosa serve bene può avere fantasia.

[Verse]

Nel cassetto trovo schizzi, misure di profili e maniglie,
qualcuno ha scritto a margine: "più semplice", sette volte.
Penso al mio portatile, sigillato e sottile,
perfetto fino al giorno in cui smette di servire.
Ogni vite qui sembra dire: "Puoi capire come sto",
ogni graffio racconta chi la portò con sé, però.
Scrivo il mio nome intero, ELENA, senza undo:
per cinque secondi il foglio sembra tutto il mondo.

[Chorus]

La Valentine rossa non chiede permesso,
ha un difetto sulla barra, ha il suo peso addosso.
Tasto dopo tasto, il foglio prende voce,
non nasconde l'errore: te lo lascia lì, feroce.
La Valentine rossa, oggetto e compagnia,
forse il buon progetto comincia dall'empatia.

[Rhodes Interlude]

[Bridge]

Una cosa non è buona solo perché è nuova,
non è umana solo perché ha una linea pulita.
Ma quando il gesto e il peso, la mano e la funzione
si incontrano davvero, cambia anche la produzione.
Prendo il foglio, sotto il mio nome scrivo:
"Chi userà quello che costruiamo?"

[Final Chorus]

La Valentine rossa resta sopra il tavolo,
non come un'icona, non come un piccolo miracolo.
Tasto dopo tasto, mi obbliga a capire
che progettare è immaginare chi dovrà servire.
La Valentine rossa, memoria ancora mia,
non voglio conservarla: voglio capire la sua idea.

[Outro]

Riavvolgo il foglio.
Chiudo la custodia a metà.

Dal locale accanto
arrivano tre scatti.

La macchina nuova
chiama quella vecchia.
